sabato 18 aprile 2015
(Slowly) Moving slowly
Thanks for your support!
Old post will disappear little by little from this blog and moved to the new site. I'll wait for you there.
Ciao a tutti, questo blog si sta (lentamente) trasferendo su www.andreacastello.com, il mio sito personale. Grazie mille per aver seguito questo blog, vi aspetto nella nuova destinazione. I vecchi post verranno spostati sul nuovo sito poco alla volta (oltre ai nuovi articoli che scriverò.
Andrea
lunedì 11 marzo 2013
Colorista for Android
When you take a photo, the image is compressed and analyzed by Colorista.
- HTML friendly representation
- RGB components
- CYMK (though approximated, due to loss of data that occurs when converting from RGB to CYMK representations).
- HSV representation.

A big thank you to my old friend Claudio Serra, who created the icon graphic for Colorista!
domenica 3 gennaio 2010
One week in Washington
Here it is: the White House.
domenica 29 novembre 2009
Welcome to the USA!
Dopo tanto Giappone mi trovo, quasi inaspettatamente, dall'altra parte del pianeta, a Washington, a pochi chilometri dalla Casa Bianca e da Mr. Obama.
giovedì 29 ottobre 2009
Ginza photopost
domenica 5 luglio 2009
Lost&found: come perdersi ed avere in omaggio una sorpresa!
Una delle guide sul Giappone che ho consultato suggeriva di perdersi spesso, perchè solo così si scoprono angoli che non si immaginerebbero, perchè solo così si scopre la sua anima più generosa e genuina. E se c'è un posto in cui non mi sono pentito di essermi perso quello è proprio Kamakura. Ricostruire il percorso che facemmo è stato piuttosto difficile anche con l'ausilio di Google Maps e Street View, ma paradossalmente avevamo imboccato una strada giusta senza volerlo.

Nella foto, la zona vicino all'incrocio tra la prefetturale 32 (che porta al Daibutsu) e la 311 che conduce vicinissimo alla stazione.
I vari negozi sparsi lungo la via erano un pò aperti un pò chiusi, ed era lontana l'animazione che avremmo trovato per le vie qualche ora più tardi, man mano che il pomeriggio avanzava. Più proseguivamo lungo la 311, più la zona turistica svaniva per lasciar posto ad abitazioni private, con pochissimi negozi di quartiere che coloravano in maniera tenue il paesaggio.

Forse è stato questo ad ingannarci. Dopo aver percorso circa un chilometro, infatti, decidemmo di prendere una traversa alla sinistra, convinti (giustamente) di aver sbagliato strada. Peccato che la traversa ci abbia fatto allungare il percorso per la stazione, che avremmo trovato - del tutto fortuitamente - poco meno di un chilometro dopo!
Svoltammo in un vicoletto vicino ad un luogo chiamato Sasamemachi, molto stretto ma decisamente più pittoresco della 311.

Non ricordo più il numero di volte che cambiammo strada dopo quella svolta, con i vicoli che si facevano più stretti, verdeggianti e in pendenza.
Fu per pura fortuna che dopo aver percorso tantissima strada, sbucammo in una strada più larga, la prefetturale 21, esattamente nel punto in cui svolta per costeggiare il perimetro del grande tempio Tsurugaoka Hachimangu. L'omino di Street View nella parte sinistra della foto indica il punto dove arrivammo, l'ingresso del tempio è visibile al centro della foto.

Rimanemmo esterrefatti dal solenne Torii rosso e dall'incrocio su cui si apriva una larghissima arteria che arrivava fino a dove la vista era in grado di coprire (di fatto fino al mare, per oltre due chilometri). Non sapevamo nulla di questo tempio!
La visione fu uno spettacolo. Il tempio saliva su, inerpicandosi lungo un pendio e preseguendo la linea visuale che partiva dal mare.
Attraversammo il torii e ci avviammo verso il ponte che segnava l'ingresso del tempio. La fame poteva aspettare!
venerdì 17 aprile 2009
Kamakura - sweet intermission
Una volta usciti dal Kotoku-In ci siamo trattenuti a curiosare nella miriade di chioschetti e bancarelle che popolano la strada prefetturale 32. Dal momento che la natura da "turista acquistatore di oggettistica" risiede in tutti noi e non attende altro che sfuggire alla nostra vigilanza per sfogarsi in un'ondata di acquisti colorati e un pò inutili, noi abbiamo sguinzagliato la nostra tra i banchi di questi negozi portando via un pò di tutto: omamori, bambole Daruma (o Dharma), cartoline, una campana di bronzo (bè, forse non di bronzo, ma fa un suono spettacolare: altissimo e sostenuto) ed altre cosettine che solo l'attenta mente di mia moglie Federica può ricordare!L'italiano può avvicinarsi ad una marmellata fatta di fagioli in maniera titubante, ma posso assicurare che si tratta di una verà bontà se siete - come si dice dalle mie parti - una "bocca dolce"! Credo abbia giocato a mio favore anche il fattore sopresa, ossia il sapere cosa si è mangiato solo dopo l'assaggio ^^
L'immagine in apertura di post rappresenta alcuni negozietti in cui abbiamo fatto i nostri raid e sebbene in foto sembrino un pò grigi, dal vero sono abbastanza vivaci e colorati.
Passeggiando lungo la strada 32 in direzione del mare siamo arrivati al tempio Hase in una decina di minuti, non senza aver fatto un'altra sosta dall'alto tasso glucidico presso il chioschetto che vedete nella foto sotto, dove abbiamo potuto assaggiare una bomba calorica con pochi eguali!
Vedendo alcuni turisti tedeschi che addentavano una sorta di grossa focaccia bianca dall'aspetto invitante (grazie alla pazienza di Shiho siamo riusciti a ricostruire anche il nome, Manju), ci siamo avvicinati al chiosco e abbiamo chiesto alla signora al banco di cosa fossero ripiene. Queste furono le risposte:
1) Carne. Non essendo ora di pranzo abbiamo preferito lasciar testare la cosa ai teutonici avventori, evidentemente dotati di robusti stomaci.
2) "Blueberry". Ah, marmellata di mirtilli.
"Bene" ci siamo detti. Dopo un'overdose di marmellata di castagne, dovuta alla piacevole tendenza giapponese di omaggiare i cambi di stagione valorizzandone tutti gli aspetti, ivi compresi quelli legati alla cucina, un piccolo cambiamento non poteva che essere ben accolto!
Lascio a Federica l'onore di assaggiare la prelibatezza; lei da un bel morso al dolce e - tragedia! - il dolce strabordava di marmellata di castagne!! Ora, per usare un eufemismo, Fede non ama molto la marmellata di castagne. Al me, al contrario, piace, quindi mi sono offerto di far fuori il resto del dolce, ma devo dire che ho avuto le mie belle difficoltà: ci avranno messo dentro almeno un intero vasetto di marmellata!
Nella foto, il chioschetto incriminato. Se la gentile signora vi dice una qualsiasi parola inglese che finisce con "berry"...chiedete una seconda volta!!
Mentre Fede si rifaceva la bocca sgranocchiando senbei, io credo di aver percorso la strada che ci separava dal tempio Hase con una camminata che mi ricorda Joe Cocker! Per fortuna avrei avuto
modo di smaltire gli zuccheri in eccesso con una lunga, lunga passeggiata. La giornata era appena cominciata!
mercoledì 25 febbraio 2009
Old Kyoto
Qui, proprio in Avenue des Pyramides, all'incrocio con Rue de l'Argenteuil, si trova la Librairie Japonaise Junku, due piani di pubblicazioni direttamente dal Sol Levante. L'ampio piano terra è dedicato alla letteratura, i saggi e le riviste ,i cui argomenti spaziano dalle arti visive, alla tecnologia, alla moda, al gossip sulle/gli idol di successo; mentre vicino all'uscita si trova una scala a chiocciola che conduce ad un seminterrato più piccolo, zeppo di manga e artbook. Nell'ormai lontano 1997 uscii da quel luogo dopo aver rimpolpato la mia già cospicua collezione di fumetti che non ero in grado di leggere, tra i quali quel capolavoro di montaggio ed eleganza grafica che risponde al nome di Clover. L'opera delle Clamp è uno di quei rari casi di fumetto di cui è meglio non conoscere davvero i testi: che delusione, anni dopo, scoprire l'inconsistenza della narrazione, povera quanto era ricca la forma visiva!
Tornato da Junku nell'Ottobre del 2008, ad un anno dal mio rientro dal Giappone, non volendo comprare nulla che non fossi in grado di leggere, mi aggirai per la libreria come un'anima in pena per almeno un'ora!Non era facile uscire a mani vuote da un luogo in cui c'è una parte consistente del mio immaginario!
Per fortuna c'era anche una piccola sezione dedicata alle edizioni in lingua inglese e francese, dove ho scovato una perla che credo mi sarà utilissima nel prossimo viaggio in Giappone.
Si tratta di "Old Kyoto" di Diane Durston, una guida dettagliata alla Kyoto da vivere aldilà degli itinerari più noti, considerata una sorta di "bibbia" dai lettori angolofoni. Non si tratta di una guida turistica, mancando ogni riferimento a monumenti e templi. Old Kyoto si propone di aiutare il lettore a vivere appieno quei tempi che il turista distratto considera riempitivi tra un'attrazione e l'altra, ma che costituiscono il collante del viaggio vero, il nucleo dell'esperienza vissuta in un paese straniero.
Dal profumo di foglie di the che nasce dall'Ippo-do, il fornitore dell'antica casa imperiale e presenza rassicurante di Kyoto da circa un secolo e mezzo, che vi offrirà più di trenta varietà di matcha, agli aromi delle pitture del Saiun-do, le Nuvole Dipinte, dove furono realizzati pennelli per i più famosi artisti e designer di tutto il mondo, ogni consiglio è uno stimolo per i sensi e la mente.
Un percorso di arricchimento e conoscenza, qualcosa che renderà il viaggiatore, se non in grado di comprendere la mentalità della vecchia capitale, almeno di portarne con sè un frammento di anima, quella parte che non si può trovare nelle pur affascinanti visite ai suoi monumenti fondamentali.
mercoledì 7 gennaio 2009
Sconosciuti in treno (o verso Kamakura)
Non avevamo ancora visto la stazione di Shinjuku all'ora di punta mattutina, tra le 7:30 e le 9 circa, siamo rimasti letteralmente impalati di fronte all'impressionante marea di persone che ci si è parata davanti all'incrocio del Lumine 2 sulla Koshu Kaido (photo by unstoppabot, see the original here, used under CC license). Migliaia di persone, per lo più uomini vestiti di nero e donne in tailleur grigio, attraversavano la strada in direzione opposta alla nostra, affrettandosi verso il posto di lavoro. La scena che mi è subito tornata in mente è quella in cui Neo entra per la prima volta all'interno di Matrix.
Subito dopo, ricordai quando da bambino, in campagna, inciampai per la prima volta in un formicaio, distruggendolo e causando la fuga impazzita di migliaia di formiche che si urtavano a vicenda, senza capire esattamente cosa dovressero fare.
Ho perso il conto di quanti urti involontari abbiamo subito fino all'arrivo al treno. Le stazioni di Tokyo all'ora di ingresso al lavoro mi hanno dato l'idea di una zona franca dove ogni regola della rigida etichetta giapponese viene ignorata; si può subire di tutto senza udire una parola di scuse.
Sul treno per Kamakura, uno di quei treni locali senza posti numerati, trovammo una rivista di manga dedicata, in apparenza, ad un target di salary man, dal momento che quasi tutte le storie sembravano ambientate in contesti lavorativi.
Sfogliai la rivista finchè non si sedette accanto a noi una signora sui quarantacinque anni che rimase in silenzio ad ascoltare me e Federica parlottare (lo confesso: non facciamo altro; il silenzio tra noi è un concetto meramente astratto) fin quando non decise di rompere il ghiaccio con la consueta domanda sulla nostra provenienza.
Accertatasi che eravamo italiani, ci chiese che tipo di lavoro facevamo. Chiarito anche questo punto, iniziò il vero discorso che forse le premeva affrontare.
"Voi tornate a pranzo alle vostre case?", chiese.
"Noi no perchè abitiamo troppo lontano, non riusciamo ad andare e tornare nel tempo della pausa pranzo. Ma chi può, lo fa".
"Allora pranzate con la vostra famiglia".
"Quando è possibile si. Noi possiamo solo a cena".
"Molti uomini giapponesi a volte trascorrono le ore dopo il lavoro coi colleghi e non tornano a casa neppure per la cena", incalzò lei.
Cercammo di essere un pò diplomatici rispondendo che da noi era un prassi poco o per nulla diffusa, ma si capiva che la nostra interlocutrice non approvava questo tipo di stile di vita ed era (o appariva) interessata alle usanze di una società - come quella italiana - nota per tenere in forte considerazione i legami familiari.
"Nel weekend, voi mangiate con la vostra famiglia? Vedete i vostri genitori?"
Devo dire che se la signora era alla ricerca di uno stereotipo dell'italianità percepita dagli stranieri, almeno per quanto riguarda l'ambito familiare, poteva dire di aver fatto tombola.
"Di solito andiamo a mangiare dai nostri genitori almeno una volta alla settimana", rispondemmo.
Un pò più triste furono i suoi: "Da noi si usa poco" che usava per intercalare di quando in quando le nostre risposte.
Alla fine, però, la signora sembrò essere in qualche modo molto compiaciuta delle nostre risposte. Alla fine del nostro dialogo, dopo che lei ebbe tessuto per qualche minuto le lodi dell'ex calciatore Hidetoshi Nakata, ci congedammo alla stazione di Kamakura.
La domanda dietro una discussione dal gusto per certi versi surreale è semplice quanto inquietante: una persona interessata a cose simili lo fa per verificare la validità del proprio stile di vita o perchè - senza mezzi termini - lo si trova profondamente sbagliato?
Ho paura che, per noi come per loro, sarà una domanda senza risposta.
venerdì 10 ottobre 2008
Aria di casa da Kenzo
I riferimenti al Giappone, nell'abito e nella scenografia mi sembrabno abbastanza evidenti; lo sarebbero ancora di più se si potesse vedere il piccolo tocco di rosso sulle labbra del manichino. Tuttavia quella maschera bianca, che richiama il candore dei volti icona della bellezza femminile giapponese ha per me un'aria più familiare.
Sarà una mia certa inclinazione per la dietrologia (Marras è dal 2006 l'ideatore del boutique concept della maison e proprio il giorno è stato nominato direttore artistico generale), sarà la tipicità del modello ma, non fosse altro per la scelta di usarla, in quella maschera io non riesco a non vedere un velato riferimento ad un'antica maschera bianca di casa in Sardegna.
sabato 4 ottobre 2008
Let them see kitsch
Per una serie di circostanze tanto fortuite quanto non del tutto imprevedibili, Versailles è stato il primo posto che ho rivisto in questo mio terzo viaggio a Parigi e devo dire che inizialmente la presenza delle opere di Koons, noto in Italia solo per essere stato il marito di Cicciolina, mi ha indisposto un poco. La sensazione che ho provato inizialmente è stata quella di una profanazione di un luogo sacro per l'arte da parte di un personaggio che, come molti altri di questi tempi, nasconde dietro l'etichetta di provocazione artistica la sua pochezza e le esagerate quotazioni di mercato.


venerdì 26 settembre 2008
Parigi
See you in a week!!
sabato 20 settembre 2008
martedì 12 agosto 2008
Acquisti (quasi) casuali dal Giappone
E' bastato un giretto su Biancorosso Giappone, per farmi venir voglia di portarmi a casa alcune deliziose cosettine...da regalare a Fede, amante come poche della più svariata e colorata oggettistica!
Ecco quindi la scatolina porta caramelle con il motivo di un coniglietto, ecco le formine per gli onigiri e - sopresa! - le alghe Nori per la parte inferiore!
Dite che è grave?
martedì 5 agosto 2008
Eventi e frenesia ad Akihabara

Il Giappone, ed a maggior ragione Akihabara, sono delle perfette macchine di vendita, dove, nonostante l'aspetto caotico dei luoghi e delle comunicazioni (avete visto gli spot pubblicitari?), tutto è studiatissimo per solleticare il bambino affamato di giocattoli o il narcisista che è in ciascuno di noi. E se questo vale per i normali prodotti, figurarsi per ciò che è voluttuario come i videogiochi, gli audiovisivi e la tecnologia in genere.

Nella prima foto che vedete è ritratto l'edificio dove si trova l'Apple Store di Akihabara, quello che ci ha fatto venire voglia di acquistare l'iPod Touch.
La foto non rende l'idea di quanto l'uscita dell'iPod Touch abbia generato un "evento" che ha travolto giapponesi e gaijin nel quartiere. Il cartellone sarà alto 12 metri, oltre ad essere onnipresente in dimensioni ridotte in tutti gli altri negozi generalisti. L'interno del negozio era stipato di merce come tradizione di tutti gli altri negozi del quartiere.
In tutta, e dico tutta, la Electric city non c'era un solo iPod Touch, neanche a pagarlo oro. Questo da l'idea di quanta frenesia sia in grado di generare il battage legato ad un evento ad Akihabara, dove tutto, anche rispetto al resto di Tokyo e del Giappone è iperbolico, esasperato; una vera orgia di suoni e colori, un affiancarsi di schermi al plasma ed imbonitori dotati di megafono che urlano le loro offerte come neppure Sofia Loren quando interpretava in "Pane amore e..."
Uno sguardo alla facciata del Mac Store di Shibuya, sempre a Tokyo, ci fa capire meglio questo aspetto. Facciata spoglia e minimalista, raffinatissima, in linea con il design della mela: la differenza con Akihabara, dove anche l'Apple style deve inchinarsi al rutilante bombardamento dei tecno-gioco-eventi, è evidente.

Ad Akihabara, per quanto siate razionali o parsimoniosi, non potrete evitare di chiedervi seriamente, di fronte ad oggetti anche di dubbia utilità o vecchi giocattoloni della vostra infanzia: "che faccio, lo compro?" E mentre vi allontanate dopo una serie di dolorose rinunce, farete fatica a levarvi dalla testa l'idea che di quegli oggetti avevate bisogno.
Sia benedetta Akihabara. Anzi, sia maledetta. O, ancora, entrambe.


