giovedì 29 ottobre 2009

Ginza photopost

La sera del 12, dedicammo la tarda serata ad una passeggiata a Ginza.
Vista la velocità con cui attraversammo il quartiere (eravamo alla ricerca di un posto buono e non troppo costoso dove mangiare... come siamo finiti allo Starbucks locale proprio non lo ricordo^^), pubblico solo alcune foto.
Ci rifaremo la prossima volta!!


Il famoso orologio "neo-neoclassico" dei grandi magazzini Wako, uno dei più famosi e prestigiosi depato di Tokyo, fondato nel 1881 e specializzato, nei suoi primi anni, proprio in orologi e gioelleria.

 

  Il panorama della Ginza dori, con il famoso San Ai building sullo sfondo.



Sempre il San Ai building visto da vicino. Siamo in uno dei più frequentati i ncroci del Giappone: quello tra la Ginza Dori e la Harumi Dori.  Al primo piano si trova una caffetteria davvero affollata! Qualcuno ha scritto "sembra che tutta Tokyo si trovi lì verso la fine dell'anno, come se dovesse incontrare tutte le persone della sua vita". Molto azzeccato, a mio parere!



Infine, una nuova gigantesca presenza a Ginza, un palazzo in costruzione in stile "Turning Torso", ancora privo dei neon e dell'appeal che avrà quando diverrà uno dei tanti effimeri organi vitali di questo quartiere in perenne metamorfosi.
Chissà come sarà quando torneremo a vederlo!

domenica 18 ottobre 2009

12 Ottobre 2007 - Tokyo - Ueno - Museum of Western Art e Zoo

Oltre al famoso e splendido parco, Ueno è da considerare un grande centro culturale. Oltre al TNM, di cui ho già parlato, nella zona occidentale del parco si possono trovare un grande Zoo ed il Tokyo Metropolitan Art Museum, mentre in quella orientale, non lontano dalla stazione di Ueno, ci sono il Museum of Western Art ed il National Science Museum.

Dal momento che è letteralmente impossibile visitare tutto in un unico giorno, abbiamo dovuto fare una scelta, optando per lo Zoo e per il museo d'arte occidentale. Passare un pò di tempo all'aperto non ci dispiaceva, e devo dire che non sono mai stato un grande fan dei musei scientifici, quindi la scelta è stata abbastanza semplice.
Mi spiace un pò per il Metropolitan, ma dopo un'overdose di arte ed archeologia asiatica, cambiare un pò ambito era quello che ci voleva per alleggerire questa "giornata ai musei".
Lo zoo è molto grande e vi si possono trovare molte specie differenti, alcune (ma non tutte) in ambienti abbastanza ampi ed accoglienti, tuttavia non presenta aspetti molto particolari rispetto ad altri zoo sparsi per il mondo. Meritano una nota alcune specie tipicamente, come il cosidetto Panda Rosso (foto di Fede).

Frugando su wikipedia, ho anche scoperto che in cinese questo animaletto è anche detto "Volpe di Fuoco" ^^.
Altra specie abbastanza curiosa è questo Lupo Giapponese. Senza offesa per le specie autoctone, che hanno dato al mondo, tra i cani, razze eccezionali come lo Shiba e l'Akita, il lupo nipponico mi è sembrato un pò un animaletto spelacchiato e male in arnese.


Forse soffriva la cattività, ma l'espressione è indubbiamente triste.
Vicino all'uscita dello zoo (bè, una delle molte), dopo una breve passeggiata lungo la riva del laghetto Shinobazu si trova un piccolo tempio dedicato alla dea Benzaiten, una piccola pagoda su lembo di terra all'interno del lago, ricostruita nel 1957 dopo che il precedente edificio era stato raso al suolo dai raid aerei durante la seconda guerra mondiale.


Il tempio è abbastanza piccolo ed immerso in un ambiente rilassante, tra file d'alberi e il loto che cresce vicino alla riva del lago.

Ritornando verso la stazione di Ueno si trova il National Museum of Western Art, o NWWA. Il museo, nato negli anni '60 intorno alla collezione privata di Matsukata Kojiro, è una piccola ma affascinante raccolta di pezzi d'arte occidentale, per lo più italiana, fiamminga e francese. Nonostante il museo sia famoso per lo più per la porta dell'inferno ed il pensatore di Rodin (a cui è dedicata un'intera sala), non mancano opere altrettanto raffinate anche se meno famose.

Mi sento di consigliare un bel pezzo di arte "controriformata", come la Mater Dolorosa di Carlo Dolci.


e opere più "moderne", dal ponte di Waterloo di Monet, alle opere - sebbene minori - di Picasso e Pollock.
Almeno due ore di piacevolissimo intrattenimento e si stacco dalle atmosfere puramente giapponesi

 
Ed ecco cosa trovere ad accogliervi quando arriverete all'ingresso del NMWA.  La foto non rende l'atmosfera di inquietudine di questo capolavoro del francese, una sorta di eredità oscura dello stiacciato donatelliano e della porta del battistero di Firenze ("porta del Paradiso") di  Ghiberti, con le figure dolenti ispirate a Dante, che si sollevano con fatica dal piano nero del bronzo. Sembra che Rodin, in questo bronzo, abbia davvero raccolto il meglio dei due maestri rivali del quattrocento.

martedì 18 agosto 2009

12 Ottobre 2007 - Tokyo - Ueno - Tokyo National Museum

Come molte grandi citta che per turismo o lavoro vedono un gran via vai di persone, anche Tokyo ha molti musei dedicati ad arte, artigianato, scienza, industria e qualsiasi altro ramo delle attività umane.
Non tutti, lo immaginerete, sono di interesse immediato per il turista (avreste mai detto che c'è un "museo del sale e tabacco" a Shibuya?) ma alcune tappe sono obbligate per qualsiasi persona voglia avere un'idea della verietà e bellezza delle culture asiatiche in generale.

Valutare il Tokyo National Museum con il metro nazionale sarebbe riduttivo: per ampiezza (100mila mq!), quantità, varietà di provenienza delle opere e, in un certo senso, multiculturalità, il primo museo nipponico è paragonabile al British Museum. Una visita attenta alle sue sale regala uno sguardo oltre che sulla millenaria storia giapponese, su quelle ancor più antiche del resto dell'asia orientale, Cina e Corea in particolare.



Il TNM è diviso in grandi padiglioni costruiti in diversi periodi a partire dal 1872, ciascuno ospitante una differente esposizione permanente, oltre alle numerose mostre temporanee allestite ogni anno.

Honkan (o Galleria Giapponese)
E' il padiglione principale del museo, oltre che il maggiore. Nelle sue 24 sale si trovano testimonianze di tutto il percorso artistico e culturale giapponese, dal periodo protostorico Jomon fino all'età contemporanea.



Come si vede dalla mappa vi sono sale dedicate all'archeologia, all'arte buddhista e di corte. Potrete vedere oggetti di uso militare, come armature e armi, oggetti per la cerimonia del tè, per il teatro e pitture su pannelli e paraventi. Alla fine, sono presenti anche alcuni quadri, espressione dell'influsso dell'arte occidentale dalla seconda metà del diciannovesimo secolo in poi.



Sul lato opposto all'entrata principale dell'Honkan, c'è anche uno splendido giardino, di cui potete vedere un angolo nella foto sotto.



Nello Honkan si trova anche un Dogū, una figurina di argilla risalente a un'epoca compresa tra il 1000 ed il 400 dopo Cristo, divenuta famosa più per teorie di fanta-archeologia che per il suo valore archelogico. Questa figurina è detta "l'astronauta", perchè le decorazioni nei suoi vestiti ricordarono a qualcuno le attuali tute spaziali.



Hyokeikan
Si tratta della galleria asiatica. Ospita una sterminata varietà di reperti archeologici di origine cinese, indiana e coreana, oltre ad una più ridotta ma affascinante raccolta di reperti dell'asia occidentale ed egizi.
Ai paesi dell'asia orientale e sudorientale sono anche dedicate varie sale contenenti oggetti d'arte figurativa e decorativa (statue, vasellame, ecc.).
Attualmente questo padiglione contiene anche gli oggetti del Toyokan, altro edificio dedicato all'arte asiatica, il cui restauro durerà fino al 2012.

Heiseikan
E' la più recente delle costruzioni del complesso museale, e ospita altro materiale archeologico giapponese, anche di periodi recenti come l'epoca di Nara ed Heian.

Questo è il biglietto di ingresso, che elenca i padiglioni del museo e le date di costruzione (nel caso dell'Honkan, devastato da un terremoto nel 1923, di ultima costruzione). Il costo del biglietto è di 600 yen (studenti universitari 400 yen, studenti di scuole dell'obbligo e persone over 70 gratis).



Avvertenza per chi fosse in giappone il 12 Novembre 2009: quel giorno ricorrerà il ventesimo anniversario di regno dell'imperatore Akihito, e l'entrata a tutte le esposizioni del TNM sarà gratuita.

domenica 16 agosto 2009

11 Ottobre 2007 - Kamakura - Danzakura & Komachi

Una volta usciti dal tempio Tsurugaoka Hachiman-gu, abbiamo deciso di proseguire per un pò lungo la via indicata dai grandi Torii allineati con l'ingresso del tempio, lungo la via nota come Danzakura. Nella foto il primo torii che segna l'inizio della parte di Danzakura sotto la diretta responsabilità del tempio.



Avremmo preso volentieri qualcosa da bere e mangiare per ristorarci ma, stranamente, non si vedevano nè i classici distributori automatici, nè un locale aperto dove sederci. Non era ancora pomeriggio inoltrato, per cui decidemmo di costeggiare il marciapiede sul lato destro della spiaggia dando un'occhiata furtiva all'interno dei negozi (la parola sarda "sconchiai" rende più l'idea) per captare una traccia di vita! Lungo il cammino, non molto distante dal tempio, c'era anche una piccola chiesa cattolica.



Dopo aver camminato per una decina di minuti, riconoscemmo un locale con il classico banchetto per preparare le crèpe, ma dentro il locale sembrava non esserci nessuno, a parte una signora anziana che puliva e sistemava le cose. Facemmo per andarcene - d'altra parte il posto, a prima vista, non sembrava molto accogliente - quando la signora richiamò la nostra attenzione. Lei non parlava bene l'inglese e - inutile ricordarlo - noi non sapevamo quasi nulla di giapponese, per cui quando chiese (presumo) se volessimo prendere qualcosa, facemmo capire più a gesti che a parole che avremmo preso una crèpe. Lei chiamò il marito e accese la piastra. Ci fece capire che avremmo dovuto aspettare un pò, ma per noi non era un problema: al contrario, avemmo l'impressione che stessero aprendo in anticipo solo per farci una cortesia. Aprì la porta e ci fece cenno di accomodarci.
La prima impressione sul locale fu bizzarra: per fare un paragone "italiano", provai la stessa sensazione di abbandono che si ha quando si entra in uno di quei vecchi bar poco illuminati, dall'arredamento fermo a quarant'anni fa in cui tutto sembra ormai trascorso e dove le cose non sono antiche, ma prosaicamente vecchie. Il locale di due persone anziane che non si erano volute mettere al passo coi tempi.
Tuttavia non conservo che bei ricordi di quel luogo: i signori ci prepararono due crèpe semplici ma ottime ed un tè.



Nonostante la mia faccia non sia il massimo della vita (^^), se date un'occhiata potrete notare la carta da parati invecchiata e i disegni appesi con lo scotch. I due signori furono gentilissimi, come spesso accade in Giappone, e a dispetto di ogni difficoltà linguistica cercarono persino di fare un pò di conversazione con noi.
Si attribuisce spesso questa gentilezza dei Giapponesi ad una forma un pò ipocrita di etichetta ed in parte può essere vero, ma questo è solo un aspetto della cosa.

Azzardo un mio parere personale in merito: in Giappone il cliente non è solo un cliente ma un ospite a cui si deve la cortesia che si riserverebbe ai visitatori della propria casa. Provo, per amore di speculazione, ad immaginare la proverbiale ospitalità sarda applicata nel campo commerciale, e mi sembra che tutto abbia un senso.

Non sono così ingenuo da pensare che funzioni dappertutto allo stesso modo, nei giganteschi depato come nei piccoli locali a conduzione familiare, ma nulla mi toglie dalla testa che non si potrebbe trascorrere un'intera vita a pronunciare formule di cortesia se non ci fosse almeno una base di vero senso dell'ospitalità.

Ad ogni modo, pagammo la nostra consumazione (una cifra davero irrisoria...circa 5 euro in tutto), ringraziammo e salutammo; credo di aver fatto 250 micro-inchini mentre dicevo "arigatou gozaimasu" giusto per essere sicuro che capissero che avevamo apprezzato tutto. Mentre uscivamo, fui sollevato nel vedere che la gente cominciava ad avvicinarsi al banco delle crepè per ordinare e dare più via a quel luogo.

Percorremmo qualche altro centinaio di metri a piedi, poi decidemmo di svoltare a destra, convinti che saremmo arrivati prima in stazione. Ci ritrovammo in una via commerciale - Komachi -che iniziava a riempirsi di persone e di cui avevamo già percorso una parte nel nostro precedente girovagare. Komachi contiene una serie di negozietti di artigianato locale, è stretta, brulicante di vita, lontanissima dal glam delle grandi città e forse per questo più apprezzata. Che delusione sarebbe stata trovare la solita sequela di negozi monomarca e depato in una delle cittadine più caratteristiche del Giappone!

Per nostra fortuna le cose stavano in maniera un pò diversa.



Gli allestimenti esterni erano spesso simpatici come questo qui sopra.



Il pomeriggio non era ancora inoltrato, ma il numero di persone in giro era già elevato.



Qui apro una breve parentesi. Se osservate la parte alta della foto noterete a ragnatela di cavi che spesso si può vedere nelle vie giapponesi. Nonostante questo modo di passare cavi sia obiettivamente inguardabile, è quello che permette ai giapponesi di avere ad oggi una banda internet larga fino a otto-nove volte la nostra più potente connessione. Sarà brutto quanto si vuole, ma potete immaginare come i costi necessari per ricablare una città con i cavi sospesi piuttosto che sotterranei siano un pò diversi.




Sotto, un piccolo negozio di materiale cartaceo, dalle cartoline alle sovracoperte dei libri (una cosa diffusissima in Giappone) alle stampe, alla carta per le pareti. Qual posto era zeppo al punto di non riuscire a muoversi! Chi come me ama questo genere di oggetti non può non rimanere affascinato da quel luogo.



Un negozio di paccottiglia turistica da cui si erge maestoso uno dei miti supereroistici del Giappone: Ultraman!! Il vero antenato di tutti i telefilm di eroi in costume.



E ancora, il negozio di Kamakura più fotografato dai turisti a causa della presenza della sagoma in legno di Totoro, uno dei personaggi animati più famosi fuori dal Sol Levante.



Infine, proprio all'imbocco della Komachi dori, quella che chiamo la "strana coppia": un tori vermiglio ed il rosso scuro del McDonald, prova una volta di più che non c'è mai pace tra gli ulivi!



Entrammo nella stazione e ci dirigemmo al treno, era ora di salutare anche questo meraviglioso angolo di serenità che è Kamakura.

A chi va in Giappone consiglio di pernottare lì una o due notti, rubandole se necessario alle città più grandi. Se siete amanti di un Giappone un pò meno cosmopolita e luccicante non potrete nn esserne rapiti come è accaduto a noi.

mercoledì 29 luglio 2009

11 Ottobre 2007 - Kamakura - Hachiman-gu - 鶴岡八幡宮

Eravamo giunti all'ingresso del grande santuario shintoista Tsurugaoka Hachiman-gu, un elegante complesso di edifici vermiglio fatto costruire da Minamoto Yoritomo nel 1180, dopo aver disposto la rimozione e lo spostamento dei suoi edifici originari, costruiti dal suo antenato Minamoto Yorihoshi a partire dal 1063 nell'area chiamata Zaimozuka.

Minamoto Yoritomo, (chi legge un pò di materiale a tema nipponico lo avrà letto fino alla nausea), fu il fondatore dello shogunato Kamakura e, come tutti i personaggi che hanno costituito un momento di svolta nella storia di un paese, ha profondamente inciso sulla città, la sua urbanistica ed i suoi edifici. Lo Tsurugaoka fu collocato in una zona che ospitava un precedente tempio buddhista, di dimensioni maggiori del complesso attuale.

Al santuario si accedeva tramite un ponte di pietra a campata curva, oggi non transitabile, affiancato da un ponte lineare che costituisce l'entrata attuale. Si dice che il ponte curvo fosse riservato al solo shogun, mentre tutti gli altri dovevano usare un ponte piatto analogo all'entrata odierna.



Nella bella foto di Kirainet, (photo used under CC license, see the original here), si vede la curca del ponte di pietra e, sullo sfondo le moli rosse degli edifici alto e basso (Mai-den) dell'Hachiman-gu.
La parte del nome Hachiman è una dedica all'omonima divinità guerriera, protettore dei Minamoto, usciti vincitori da un lungo conflitto dinastico con la casata rivale degli Heike.



Il viale che porta al primo edificio è un lungo lastricato di pietra sui cui, a seconda dei periodi dell'anno si affacciano molte bancarelle (nella foto se ne vedono a malapena due).



L'edificio Mai-den è stato ricostruito di recente. Originariamente risaliva al periodi del già citato Minamoto Yoritomo ed è sostanzialmente una sorta di palcoscenico costruito sopra l'originale, dove - vuole la leggenda - nel 1186 Yoritomo obbligò, Shizuka, amante di suo fratello e rivale Yoshimitsu a danzare per lui ed suoi samurai. A questa danza è legata un'intricata vicenda di corte e faida familiare, di cui potete leggere in vari libri in lingua inglese, tra cui la Japan: rough guide.



Uno sguardo più ravvicinato mostra meglio la funzione scenica di questa sorta di "palco coperto".



Questo gigantesco mobile in legno contiene botti di sakè. La presenza, nello scaffale inferiore, di moderne lattine affiancate alle botti tradizionali mi ha fatto pensare anche alla birra (sakè in lattina, possibile?), ma questa possibilità è assai remota. Se qualcuno alla lettura può chiarire l'argomento mi farà felice!

Una curiosità: l'uso delle botti per il sakè fu abbandonato in favore di fusti d'acciaio smaltati a partire dal 1907. Il governo giapponese intraprese una campagna contro le botti di legno perchè causa di possibili infezioni batteriche inoltre introdusse una tassa sull'uso delle botti in legno, accusate di "perdere" in evaporazione circa il 3% del prodotto contenuto al loro interno, la quale altrimenti avrebbe potuto essere tassata. Fu questo forse il motivo per cui i produttori si rassegnarono all'introduzione del moderno contenitore in acciaio.



Oltrepassato il Mai-den si arriva a una grande scalinata, alla cuni sinistra potrete vedere il Gingko millenario, scenario inconsapevole di un'altro intrigo legato al clan di Minamoto. (se siete curiosi, vi rimando al sempre dettagliatissimo post di Nicola). Al termine della scalinata si giunge all'edificio principale, lo hongū, posto in linea con il Mai-den, con le colline a nord ed il mare a sud, linea evidenziata dal grande viale Danzakura che conduce dal santuario al mare e ricade direttamente sotto l'amministrazione del santuario. Alla sinistra dell'edificio principale trovate un'ala che contiene i mikoshi (神輿), piccoli santuari che vengono portati a spalla durante i matsuri, il cui uso viene fatto risalire al 750 circa, ed un museo contenente oggetti in uso durante il periodo Kamakura, tra cui parti di armature, scritti, kimono ed elmi.
I più giudicano questo mini museo evitabile, ma per poco più di un euro dell'epoca (1 eur ~= 170 yen), spendere 200 yen per una visita veloce mi è parso accettabile, sebbene il museo in sè non fosse entusiasmante.



Uno dei tamburi usati durante i matsuri: il più famoso di svolge tra il 14 ed il 16 settembre e prevede, tra le altre cose un'esibizione del tradizionale tiro con l'arco a cavallo, lo yabusame, praticato da cavalieri in costume antico l'ultimo giorno del festival.
A Gennaio, gli arcieri si sfidano in una gara di tiro a piccoli bersagli che riportano il kanji di oni. Ogni bersaglio colpito rappresenta un oni scacciato.
Durante le festività per il Capodanno, il tempio riceve quasi due milioni di visitatori.



Sopra, la scala che porta piccolo museo. Poco prima troverete delle cappellette dove sono tenuti i mikoshi.




Queste bandiere si trovano nella zona dei laghetti del santuario. Purtroppo non sono riuscito a capire la loro funzione e significato. Mi viene il sospetto che fossero ancora lì dopo il termine del matsuri di metà Settembre e che in qualche modo simboleggino lo scontro tra Minamoto ed Heike: ma queste sono solo mie elucubrazioni dunque ritenetevi avvertiti ^^

Resto ancora in attesa che qualcuno mi aiuti a fare chiarezza sul mistero!

domenica 5 luglio 2009

Lost&found: come perdersi ed avere in omaggio una sorpresa!

Era circa l'ora di pranzo quando uscimmo dallo Hase Dera, nonostante fosse Ottobre inoltrato faceva un certo caldo, così decidemmo di dirigerci verso la stazione effettuando a ritroso il percorso della mattina. Lungo il percorso avremmo trovato dove mangiare qualcosa e dopo avremmo deciso dove andare. Non possedevamo una mappa di Kamakura, quindi non soprenderà chi ha letto alcuni post precedenti il fatto che a un certo punto non riconoscevamo più la strada!

Una delle guide sul Giappone che ho consultato suggeriva di perdersi spesso, perchè solo così si scoprono angoli che non si immaginerebbero, perchè solo così si scopre la sua anima più generosa e genuina. E se c'è un posto in cui non mi sono pentito di essermi perso quello è proprio Kamakura. Ricostruire il percorso che facemmo è stato piuttosto difficile anche con l'ausilio di Google Maps e Street View, ma paradossalmente avevamo imboccato una strada giusta senza volerlo.



Nella foto, la zona vicino all'incrocio tra la prefetturale 32 (che porta al Daibutsu) e la 311 che conduce vicinissimo alla stazione.
I vari negozi sparsi lungo la via erano un pò aperti un pò chiusi, ed era lontana l'animazione che avremmo trovato per le vie qualche ora più tardi, man mano che il pomeriggio avanzava. Più proseguivamo lungo la 311, più la zona turistica svaniva per lasciar posto ad abitazioni private, con pochissimi negozi di quartiere che coloravano in maniera tenue il paesaggio.



Forse è stato questo ad ingannarci. Dopo aver percorso circa un chilometro, infatti, decidemmo di prendere una traversa alla sinistra, convinti (giustamente) di aver sbagliato strada. Peccato che la traversa ci abbia fatto allungare il percorso per la stazione, che avremmo trovato - del tutto fortuitamente - poco meno di un chilometro dopo!
Svoltammo in un vicoletto vicino ad un luogo chiamato Sasamemachi, molto stretto ma decisamente più pittoresco della 311.



Non ricordo più il numero di volte che cambiammo strada dopo quella svolta, con i vicoli che si facevano più stretti, verdeggianti e in pendenza.
Fu per pura fortuna che dopo aver percorso tantissima strada, sbucammo in una strada più larga, la prefetturale 21, esattamente nel punto in cui svolta per costeggiare il perimetro del grande tempio Tsurugaoka Hachimangu. L'omino di Street View nella parte sinistra della foto indica il punto dove arrivammo, l'ingresso del tempio è visibile al centro della foto.



Rimanemmo esterrefatti dal solenne Torii rosso e dall'incrocio su cui si apriva una larghissima arteria che arrivava fino a dove la vista era in grado di coprire (di fatto fino al mare, per oltre due chilometri). Non sapevamo nulla di questo tempio!



La visione fu uno spettacolo. Il tempio saliva su, inerpicandosi lungo un pendio e preseguendo la linea visuale che partiva dal mare.
Attraversammo il torii e ci avviammo verso il ponte che segnava l'ingresso del tempio. La fame poteva aspettare!

sabato 27 giugno 2009

Dopo gli auguri, le foto!!

Un pò in ritardo rispetto agli altri amici blogger, dopo gli auguri ai nostri cari Claudia e Yuichiro per il loro matrimonio, è ora di mettere online qualche mia foto dell'evento!

L'inizio, com'è doveroso, spetta all'incontro dei due sposi all'ingresso del Campidoglio. Una foto un pò rubata, ma che mi sembra rendere l'insieme di emozione, attesa e tensione del momento.



Qui sotto vediamo Nicola, il testimone dello sposo, con Shiho-chan. Ragazzi, siete una coppia eccezionale!
Questa foto è diventata una degli header del blog di Nicola, una piccola soddisfazione per me, anche se devo dire che il merito della buona riuscita della foto è tutto dei protagonisti!



Una pioggerella, per fortuna passeggera, ha provato a disturbare la giornata (per la cronaca ame-otoko battono are-onna), ma Gianluca e Kanako (i veri decani dei blogger nippofili) erano ben preparati per ogni evenienza!
Peccato che questa foto sia venuta un pò troppo scura...



Qui sotto, invece, un bel quartetto con lo sposo in compagnia di Mario e Mizuho, giovanissimi genitori della splendida Sayuri-chan, vera mascotte del matrimonio e simbolo di tutte le bellezze italiane e nipponiche!



Mizuho merita un ringraziamento speciale da parte mia e di Fede, perchè ha fatto da interprete in tempo reale con Watanabe-san, padre di Yuichiro, che da vero gentiluomo ha desiderato scambiare quattro chiacchiere con tutti gli invitati e con cui ci siamo intrattenuti piacevolmente parlando della nostra Sardegna, che lui desidera conoscere quanto noi vogliamo approfondire la nostra esperienza del Giappone.



I nostri eroi all'uscita del Campidoglio, in un'inquadratura "Pitone e Swarovki" (definizione di Claudia), poco prima di subire la rituale sassaiol....insomma il lancio del riso che noi italiani ben conosciamo e temiamo.



Come si può immaginare, qui siamo al post fucilazione. Il fratello di Yuichiro cerca invano di eliminare il riso infilatosi ovunque...studi dell'Università "La Sapienza" hanno rinvenuto chicchi di riso su sposi unitisi in matrimonio 35 anni prima :D
Ironia a parte, questo scatto mi è piaciuto molto: lo trovo un momento di affetto familiare e di allegria molto spontanei e universali.

Infine una foto più "rituale": il classico taglio della torta all'Hotel Majestic in via Veneto!



E' l'inizio di una nuova storia, accompagnato e cullato dalla presenza di molte storie analoghe, delle famiglie e degli amici, a cui auguro tutto il bene dei nostri "due mondi"!

Prima di congedarci, un pensiero per tutti gli altri, per casualità non presenti nelle foto: Tore & Chiaki, Marco, la testimone della sposa Haruko, con cui speriamo di poter scambiare due chiacchiere in futuro (al matrimonio non si è presentata l'occasione :-( ) e tanti altri!
Mentre scrivo, gli sposi sono già tornati dalla loro luna di miele e Claudia ha toccato il suolo di Tokyo, portando laggiù una briciola di tutti noi.

Non so quando e dove, ma ci rivedremo, e sarà sempre grandioso come questa volta. Un abbraccio a tutti voi da Andrea & Federica.