lunedì 11 marzo 2013

Colorista for Android

Today I published my first Android application, called Colorista.
It is a very simple utility that allow people to extract a synthetic color palette from a photo taken with their smartphone or tablet (tough it has been designed to be used mostly with phones and will not render perfectly on huge screen devices such as those of 10" tablets.
What I want to do with Colorista is providing a basic and straightforward tool to people who work with colours and, at the same time,  practice a little with the Android developer tools. 
Here's what you see when you start Colorista: a minimalistic screen with just a "camera" button, which - surprise! - activates the camera app of your phone.  
When you take a photo, the image is compressed and analyzed by Colorista.
The final result of this analysis, a palette of the dominant colors in you photos is shown. Beneath each color thumbnail of the palette you can read its HTML-friendly, hexadecimal representation and the percentage of it weight in the photo. (0% values are approximations for percentages between 0 and 1%). 
Then, by clicking on a color thumbnail, you get a screen that contains detailed informations about the color you choose. As of version 1.0, Colorista shows info about:

  • HTML friendly representation
  • RGB components
  • CYMK (though approximated, due to loss of data that occurs when converting from RGB to CYMK representations).
  • HSV representation.

In future versions I'd like to add features like palette sharing, save palette and/or single colors, palette sorting by color component and not by percentage of weight.
Any suggestion about new features, bugs and improvements will be much appreciated!
You can download Colorista for free on Google Play.

A big thank you to my old friend Claudio Serra, who created the icon graphic for Colorista!






Android app on Google Play

sabato 20 agosto 2011

A day in Sardinia 1 - Alghero

Starting from this post, I'll try to show a mix of everyday life and tourism in Sardinia. Posts will be written in English because my purpose is communicate with people outside Italy the beauty and some bites of the culture of my motherland. You can look at these posts as a sort of invitation to discover the joy of living here.
 My English is not so good, so please forgive the inevitable grammar mistakes that will appear here and there.
Anyway, welcome to Sardinia. Please be me guests!

Some weeks ago, I spent a couple of days in Alghero, a small, fortified city in the north-western coast of Sardinia.

Most of Sardinian towns have usually two names: the Italian (official) one and the original Sardinian one. In these case, due to its mixed Catalan-Sardinian origins, it has three names: Alghero (Italian), S'Alighera (Sardinian) and L'Alguer (Catalan).

This is one of the old portal to Alghero, in a bastion facing the port.



Alghero's old town is a medieval city, mainly built in the 14th century and the 16th century by the Catalans, so it's all bastions, towers and little squares where you can wander through a lot of  small, crowded shops that sell local products like wines and jewels made with precious red coral, 



 enjoy the sea sight or just pretend you're fighting the pirates coming from the far lands on the other side of the sea...


...using one of the few remaining cannons you can find on the bastions.


When you walk, see and shop for half a day, the best idea you can have is spending your lunch time in one of the many restaurants of the city. The experience of tasting the Sardinian sea food in a wonderful terrace near the bastion is something you can't miss; anyway, the important thing now is the food, so make sure to try at least the local variant of the Catalan paella, the linguine all'astice (linguine with Homarus) or linguine all'aragosta (linguine with spiny lobster). Both dishes are delicious, but the second one can be dramatically expensive.  


There are a lot of nice restaurants: Il Macchiavello, AngedrasCasablanca, Al Tuguri and, Al Vecchio Mulino, just to name a few of them. Prices are medium, not exactly cheap but not too much expensive: more or less from 30 to 50 euros per person. 

One of the places you can go when in Alghero is, of course, the sea.
In a 20 miles distance from Alghero you can find a lot of wonderful places, but if you don't want to move too much from the city you can go here:


The name is Maria Pia a small pinewood with a beautiful beach and big sand dune, as many Sardinian beaches were 40 years ago.  It's just two miles from the city but you can have white sand, clean blue water and a lot of services.

Enough for a single day :)
Next time in Alghero, I hope I can show you my favorite place to have a coffee and some nice local products such as corals and wines.

In the meantime, if you come to Alghero, drop a comment and let me know if you liked it!

If y  

domenica 31 luglio 2011

Day 11 - Asakusa!

Dopo le piccole, meravigliose sorprese dalla passeggiata nella zona di Yanaka, ci siamo diretti verso una dei maggiori monumenti di Tokyo, nella zona di Asakusa, lo spettacolare complesso di templi Sensoji.


E' difficile, dopo quasi quattro anni dal giorni in cui lo visitammo, richiamare le emozioni di quell'evento, però posso ricordare una curiosa commistione tra la bellezza e la solennità del luogo e la sua allegra e rumorosa natura turistica, il chiasso proveniente dalle bancarelle di Yakisoba poste lungo la via al tempio - la Nakamise Dori - ricorda un po' la vitalità delle bancarelle alla fine di via della Conciliazione in San Pietro, dove sembra impossibile passare dal brusio della piazza al silenzio delle volte della chiesa. La stessa sensazione, se non maggiore - ti accompagna fino alla soglia del Sensoji.


L'incrocio antistante la Kaminarimon "porta del tuono"




Di fronte alla grande porta Kaminarimon, stazionano sempre dei baldi giovanotti dotati di calzari tradizionali e di quadricipiti ipertrofici, che, per un modico compenso, ti portano a fare un giro in risciò e sono ben disponibili a posare con i turisti per una foto ricordo.


La porta Kaminari è veramente imponente! La foto qui sotto può rendere l'idea delle dimensioni della grande lanterna appesa alla porta, uno dei simboli più noti del quartiere.


  
Una volta nella Nakamise Dori, non si può fare a meno di perdersi tra le bancarelle che vendono souvenir per turisti. Non importa che si tratti di oggetti di poco valore, persino kitsch: quando sei agli sgoccioli di un viaggio che non sai se tornerai a fare, quando visiti un luogo per la prima ed ultima volta in vita, la voglia di portarti a casa un pezzo di quella esperienza è invincibile e tu non puoi fare altro che altro che arrenderti ad essa.


Tra i mille ventagli, le washi, gli omamaori, i daruma affiancati da Hello Kitty in kimono e modellini di Gundam (!), noi abbiamo finito con il portarci a casa due yukata, che, con ostinazione più unica che rara, una simpatica vecchietta è riuscita a venderci, sostenendo che sarebbero stati perfetti.


D'altra parte sono arrivato alla conclusione che, purché si continui a porsi dinanzi alla cultura ed agli usi di un altro paese con il dovuto rispetto, tutto sia lecito: noi in yukata come gli inglesi in costume sardo alla sagra di Sant'Efisio a Cagliari o un giapponese vestito da gondoliere a Venezia. 


La folla accalcata tra le bancarelle della stretta Nakamise Dori: tale e quale alla Fiera di Cagliari nel giorno di Sant'Efisio!




Il richiamo della yakisoba saltata sulla piastra era fortissimo, se abbiamo resistito è stato solo perchè ci eravamo rimpinzati da pochissimo!


Una delle tante bancarelle di prelibatezze locali, tra cui la mia amata Yakisoba


Una volta entrati nel tempio Sensoji vero e proprio, si è avvolti dal profumo degli incensi bruciati dai visitatori. Avvicinarsi al braciere indirizzarne sul proprio capo i fumi è una sorta  di richiesta di benedizione verso Kannon, l'incarnazione della Misericordia buddista.


Qui mi verrebbe da fare una considerazione che potrebbe essere pericolosa: molti, specie in occidente, pensano ai giapponesi come un popolo molto neutro nei confronti della religione, ed il modo in cui il sincretismo religioso è diffuso nel paese è visto dagli occidentali come un aspetto negativo della loro cultura. Non sta a me dare giudizi in questo senso, ma mi piace pensare al fatto che uno straniero come me possa entrare i un tempio, compiere un gesto di una religione non sua e anche indugiare in una preghiera come un segno di tolleranza e di una percezione più ampia, ancorché più impalpabile del sacro.


Così abbiamo fatto, con emozione, curiosità e il rispetto dovuto al luogo.




Il complesso del tempio, un insieme di edifici sviluppatosi intorno al corpo centrale a partire dal settimo secolo, ampliato, distrutto da guerre e calamità e ricostruito più volte, come spesso accade in Giappone, è raffinato ed imponente al tempo stesso. 
Abituati alla grandezza della pietra delle nostre cattedrali, è difficile concepire una pagoda di cinque piani e tanti templi costruiti con il legno come materiale principale.


L'ingresso del tempio ed il braciere dell'incenso visti dalla soglia dell'edificio principale.




La loggia interna del tempio è ricca di oggetti votivi e nicchie rivestiti d'oro e di grande fascino, come questo dipinto posto su un pannello del soffitto. Una volta entrati è proibito fotografare, per cui non ho foto più chiare di questa, presa con uno zoom da oltre l'ingresso.


Se qualcuno conoscesse un buon libro di storia dell'arte Giapponese in Italiano, me lo segnali!
Asakusa offre molto altro al visitatore oltre al Sensoji ed è uno dei luoghi in cui vorremmo tornare nel caso di un secondo viaggio in Giappone, magari in occasione del Sanja Matsuri, la grande festa  dei tre templi che si tiene ogni anno nella terza settimana di Maggio. Se qualcuno di voi si trovasse a Tokyo in quel periodo, non può perdersi il rombo dei grandi tamburi tradizionali che rendono carica di forza ed emozione la festa ed il posto!

venerdì 31 dicembre 2010

Buon 2011...speriamo :)

Quest'anno ho qualche perplessità a scrivere questo post: rileggo quelli degli anni precedenti e non posso non pensare che le cose siano declinate lentamente, di anno in anno; mi manca quella positività che caratterizzava gli anni scorsi, l'idea che andrà sempre un filo meglio.

Ma non è andata meglio.
Il 2010 - ironia - anno della Tigre, mi ha portato un male che covavo dentro dalla nascita e che per pura fortuna, per bravura dei nostri vituperati medici e un po' di tenacia  da parte mia, non mi ha portato ad un esito fatale.
Cerco di pensarla come mio padre: poteva essere l'anno della mia morte, è stato l'anno in cui sono sopravvissuto. Potevo essere da solo ad affrontare tutto questo, ma c'è stata Fede che mi ha dato quella metà di forza d'animo e di speranza che avevo perso. C'è stata la famiglia e gli amici, anche quelli lontani nello spazio e nel tempo (persone che da anni non sentivo più o pochissimo si sono precipitati ad offrirmi il loro aiuto) poteva non esserci un futuro invece eccomi ancora qui, un po' fiaccato ma pronto a combattere.

Cinque interventi e un trattamento coi raggi gamma dopo, ci sono ancora e i medici sono ottimisti.
Insomma diciamolo: è stato davvero un anno di merda, ma un motivo di speranza, anche piccolo e debole, riesco a trovarlo.

Buon 2011 a tutti, trovate il vostro motivo di speranza e tenetelo stretto.


Andrea


martedì 14 dicembre 2010

Meet Zhang Jingna

I discovered Zhang Jingna's photography more or less a year ago. I use the word discovery because looking at her work seemed like landing in a new world for me. 
I used to love a kind of photography very different from fashion: what I wanted from a shoot was to be a witness of its times, that's why I paid my attention to the various classic reporters of the 20th century: Robert Capa, Henri Cartier Bresson, Margaret Bourke White, etc.
And, being a lover of figurative art of the second half of 1800s, I thought was nearly impossible to translate the spirit of that times in photography.

Well, I was wrong.

The young and talented Jingna (OMG, she's only 22 and already has such experience!) is a unique blend of Pre-Raphaelitism, Symbolism, Vienna Secession and glamour viewed with a modern eye: it's not a coincidence if she currently works with some of the most important fashion magazines like Harper's Bazaar and Elle. You cannot work with that kind of people if you don't keep in mind that every source of your inspiration has to be reinvented. That's what Jingna does. She created the "art for art' sake" according to our time needs.

Take a look to some of her photos.



I loved how she recreated  the Waterhouse and Botticelli feelings, the way she captures beauty and makes it modern and "ageless" at the same time!


I also love many of her Sugizo shoots, where she captures the romantic leit-motiv of the gifted, tormented, almost devilish, Paganini-like violinist. I'm probably wrong, but this photo makes me think to a  sort of metaphoric self-portrait.



Being a gamer and and a manga/anime lover, it doesn't come as a suprise that she loves the genius of Yoshitaka Amano: I'd like to know what she thinks of Amano work in "Sandman: The Dream Hunters", which is another cultural mix of Japanese and European influences that she seems to appreciate and understand perfectly.




But make no mistake: when you think her most comfortable field is that of complex, full of decorations and medieval horror vacui compositions, she will surprise you again with her gift for simple and tought-provoking  portraits.


 I could spend a whole week writing about her art and posting her photos, but the only way you have to enjoy her art is visit her websites and her exibitions (for the lucky people who can travel a lot...).

It's a love it or love it choice. No other options allowed :)

References:
Website
Blog

Facebook page

As you can imagine, all photos are copyright of Zhang Jingna.

Post scriptum: dear Jingna, if you find there's an improper use of your photos in this post, please drop a line and I'll remove them.

domenica 29 agosto 2010

Day 11 - A walk in Yanaka

L'ultimo giorno completo della nostra permanenza in Giappone lo dedicammo ad una zona di Tokyo relativamente poco battuta dai turisti, Yanaka. Yanaka è ufficialmente parte del più ampio distretto di Taito, vicino alla stazzione di Nippori della Yamanote line, ma molti chiamano semplicemente così la zona intorno all'omonimo grande cimitero, lo Yanaka  Bochi (谷中墓地).

Il cimitero rappresenta un grande polo di attrazione durante il periodo dello Hanami, quando le persone si radunano per ammirare i ciliegi in fiore e trascorrere del tempo in compagnia e serenità, ma in tutti gli altri periodi dell'anno la zona perde ogni attrattiva di tipo turistico per tornare ad una placida normalità. Ed è proprio questo che ai nostri occhi ha reso il posto meraviglioso!
La zona si sviluppa in orizzontale, e i grattacieli sono solo una minaccia che si staglia all'orizzonte, a distanza di sicurezza da quell'oasi di tranquillità, molte case di tipo tradizionale si possono intravedere attraverso i cancelli di qualche giardino.


Il cimitero di Yanaka contiene più di 7.000 tombe, tra cui quelle di alcuni famosi scrittori giapponesi.


Qui, il confine tra le abitazioni private ed i templi non è sempre facile da identificare,  e questo accresce fascino e atmosfera del luogo.
Queste piccole nicchie con statue del Buddha o un Jizo offrono un momento di raccoglimento e distacco dalla frenesia della giornata, nonostante tutto il caos del mondo circostante sia lì, a pochi passi da te...


...poi all'improvviso puoi ritrovarti in un vicolo strettissimo su cui si affacciano ristorantini a gestione familiare o altri piccoli negozi


Il cimitero sorge vicino al tempio Tenno-ji, in cui si trova una grande statua del Buddha seduto, alta circa 5 metri, immersa tra il verde degli alberi ed il legno scuro degli edifici del tempio.
Originariamente il Tenno-ji aveva dimensioni assai più ragguardevoli, ma fu gravemente danneggiato  nel 1868, alla fine del periodo Edo, durante le battaglie tra i fedelissimi dello shogun e le truppe imperiali, e col tempo finì per rimpicciolirsi fino alle dimensioni attuali.

La statua del Daibutsu di Yanaka, creata intorno al 1690
 Yanaka ha la sua brava zona commerciale, la Yanaka Ginza, in realtà poco più di una via di medie dimensioni che taglia in due parte del quartiere. A differenza delle grandi vie dello shopping di Tokyo, non ospita lussuosi negozi monomarca o megastore, ma solo negozi di generi di prima necessità e servizi di base, ristorantini, negozi di piccolo artigianato, tanto da apparire minimale e un po' spartana anche al confronto di analoghe vie presenti in città molto più piccole di Tokyo (come Kamakura). E forse è meglio così: almeno abbiamo potuto vedere un tratto della personalità di Tokyo che va sparendo giorno dopo giorno, qualcosa di diverso dai soliti prodotti che posso trovare in ogni angolo infiocchettato di una grande città in uno qualsiasi dei cinque continenti.

Yanaka Ginza
Qui, come in precedenza a Kamakura, ci si può facilmente imbattere nei piccoli avventori dei negozi, che vivacizzano l'ambiente e la giornata di chi li incontra.


E proprio indugiare in questi luoghi, tenere tra le mani le cartoline fatte con la carta tradizionale e le ocarine di legno, mangiare cibo comprato in un luogo a metà tra la bancarella di un ambulante ed un ristorante è l'esperienza irripetibile che si può fare da queste parti, senza pianificazione o senza guida...come forse ho ripetuto più volte: perdendosi.

In uno spiazzo tra due villette, ogni tanto osservati da passanti curiosi come noi, questi ragazzi fabbricavano flauti fatti con le canne ed altri piccoli oggetti di artigianato.


Infine, il vicinato è decisamente cordiale!

lunedì 5 aprile 2010

13 Ottobre 2007 - Roppongi e la Tokyo Tower

Nella nostro ricordo, Roppongi è rimasto impresso come il distretto (fa a sua volta parte di Minato-ku) meno piacevole di Tokyo. Avevamo preso la Yamanote Line da Shinjuku e, dopo un cambio di linea siamo usciti alla stazione di Roppongi della JR. Mentre salivamo le scale, ci è sembrato subito di notare che la stazione era meno pulita delle altre e, nonostante fossero le 9 del mattino, un ubriaco - presumibilmente americano - barcollava dinanzi a noi mentre salivamo le scale dell'uscita. Cercammo di ignorarlo e, una volta fuori, di orientarci per trovare la Tokyo Tower.

Siamo sbucati grossomodo qui. Sulla sinistra potete vedere la sopraelevata dell'immensa Roppongi Highway che corre lungo la Roppongi-dori e  taglia tutto il quartiere.
Ora, il sottoscritto accumula guide e opuscoli sul Giappone dai primi anni '90 e - beata ingenuità - prima di partire, mi feci un poutpourrì di varie guide. Il "caso" - chiamiamolo così - volle che in una di queste guide fosse citata "Almond" come uno dei landmark di Roppongi, nonchè luogo di incontro dei giovani. Peccato che la mappa che possedevo e stavo consultando non facesse alcuna menzione della highway!
Inutile dire che la prima cosa a cui pensi se una titanica autostrada non è sulla tua mappa, è di aver sbagliato l'uscita della metro o di esserti perso (nel nostro caso, non sarebbe una novità). In realtà, abbiamo provato a percorrere alcune centinaia di metri e, fortunatamente, ci siamo imbattuti nell'insegna di Almond, la pasticceria-caffè aperta per le olimpiadi del 1964.
Avevo già pregustato una (seconda) colazione in questo luogo che avevo immaginato come una vera e propria "candyland", una sorta di paese delle meraviglie per chi come me è affascinato dai dolci multicolore, ma sia io che Fede siamo rimasti un po' delusi dalla facciata un po' scura e più dimessa rispetto alle nostre aspettative.

Inoltre, il nostro "amico" sbevazzone era ancora davanti a noi col suo passo caracollante, e proprio in corrispondenza dell'incrocio con la Gaien Higashi Dori,  assestò un sonoro schiaffone sul sedere di una malcapitata ragazza giapponese, che  non fece niente di più che mostrargli il dito medio. Svoltammo a destra nella Gaien Higashi dori e l'amico ebbe qualche parolina anche per noi. Non capii bene i suoi improperi in un inglese impastato, ma mi sfuggì un commento tra il sardo e l'italiano che diceva all'incirca: "Bellino, già ubriaco dalla mattina presto?". Sopraggiunse però un amico del nostro eroe, che sentita la mia risposta nel dubbio esclamò "What the fuck he says?"
Decisi che era il caso di allungare il passo. L'ubriaco non destava molta preoccupazione, vista la sua difficoltà a restare in posizione verticale, ma il suo amico era decisamente un marcantonio poco raccomandabile! :D
Non si può dire che quest'incontro abbia aiutato a farci una bella immagine di Roppongi, ma è anche vero che l'unica - seppur lieve - molestia avuta in Giappone è stata questa, nonostante a Shinjuku avessimo incrociato spesso e a tarda notte svariati salaryman alticci. 
E, sarà anche questo un caso, l'inconveniene è capitato con stranieri.

Percorremmo tutta la Gaien Higashi da cui già si intravedeva la sagoma della Tokyo Tower, e dopo una grande curva, arrivammo a destinazione. Forse abituato ai grandi spazi aperti degli Champ-de-Mars e dei vuoti sotto la torre Eiffel, il corpo massiccio del FootTown building mi fece una sgradevole impressione, come quella di un intruso che rovinava un'elegante silouhette.

Salimmo, fino alla prima piattaforma di osservazione, a circa 150 metri da terra, e il panorama - che immaginavo mozzafiato - era in parte nascosto dal numero crescente dei grattacieli costruiti nella zona. 
Salire alla prima piattaforma costa 820 yen, più 600 di supplemento se si vuole arrivare all'osservatorio a quota 250 metri. 
Al cambio di oggi significa più di 11 euro: se siete fotografi affascinati dai paesaggi notturni può valerne la pena, diversamente consiglio il quarantacinquesimo piano del Tokyo Metropolitan Government Building a Shinjuku, potrete amirare Tokyo da 202 metri di altezza gratuitamente.

Per darvi un'idea di cosa potete osservare da 150 metri ecco alcune foto.
















Un grande cimitero, di cui la foto contiene solo una porzione molto limitata.
















Una vista sul quartiere, con questo suggestivo edificio in equilibrio tra modenità e tradizione, lo Shakaden,  che ospita il quartier generale dei Reiyukai - a quel ho potuto capire - un'associazione legata al buddismo, ma non strettamente religliosa, risalente al 1920 circa. 


Infine la famosissima Mori Tower, gigantesco centro commerciale a cuore del controverso quanto spettacolare complesso delle Roppongi Hills, inugurato intorno al 2002. Molti hanno criticato questo itervento edilio ultrainvasivo e ormai fuori tempo massimo per l'era della grande speculazione immobiliare giapponese, tuttavia rimane - oltre ai numerosi locali per expat, tra cui i famosi cabaret club / kiabakura - una delle maggiori attrazioni turistiche del quartiere. 



Altra cosa carina d fare alla Tokyo Tower, se amate guardare in basso, è mettere piede su una delle due finestre trasparenti. Almeno un brivido irrazionale è assicurato!

Scesi dalla Tokyo Tower, se non dimenticherete la macchina fotografica a 150 metri di altezza come ho fatto io (grande staff...ritrovata e consegnata in 5 minuti...mi capitò  stesso a Parigi e la malcapitata in 5 secondi sparì ^^), potete assaggiare una colorata e dolcissima crèpe nel chiosco accanto alla torre. Per una cifra tra i 400 ed i 500 yen potete assaggiare doppio gusto , pallina di gelato e sciroppo alla frutta: glicemia e soddisfazione saranno al top!!

UPDATE: Fede mi ricorda di dirvi che ai piedi della Tokyo Tower c'è un gruppo di statue dedicato ai cani più famosi del Giappone dopo Hachiko, sono i cani da slitta che rimasero in Antartide durante una spedizione del 1958, abbandonati durante una situazione di emergenza, con poco cibo. I cani originariamente erano 13, ma due - Taro e Jiro - sopravvissero e divennero degli eroi. Oggi sono i simboli dell'associazione Giapponese contro il maltrattamento degli animali che, come potete leggere qui, ha molto molto da fare.
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