sabato 27 giugno 2009

Dopo gli auguri, le foto!!

Un pò in ritardo rispetto agli altri amici blogger, dopo gli auguri ai nostri cari Claudia e Yuichiro per il loro matrimonio, è ora di mettere online qualche mia foto dell'evento!

L'inizio, com'è doveroso, spetta all'incontro dei due sposi all'ingresso del Campidoglio. Una foto un pò rubata, ma che mi sembra rendere l'insieme di emozione, attesa e tensione del momento.



Qui sotto vediamo Nicola, il testimone dello sposo, con Shiho-chan. Ragazzi, siete una coppia eccezionale!
Questa foto è diventata una degli header del blog di Nicola, una piccola soddisfazione per me, anche se devo dire che il merito della buona riuscita della foto è tutto dei protagonisti!



Una pioggerella, per fortuna passeggera, ha provato a disturbare la giornata (per la cronaca ame-otoko battono are-onna), ma Gianluca e Kanako (i veri decani dei blogger nippofili) erano ben preparati per ogni evenienza!
Peccato che questa foto sia venuta un pò troppo scura...



Qui sotto, invece, un bel quartetto con lo sposo in compagnia di Mario e Mizuho, giovanissimi genitori della splendida Sayuri-chan, vera mascotte del matrimonio e simbolo di tutte le bellezze italiane e nipponiche!



Mizuho merita un ringraziamento speciale da parte mia e di Fede, perchè ha fatto da interprete in tempo reale con Watanabe-san, padre di Yuichiro, che da vero gentiluomo ha desiderato scambiare quattro chiacchiere con tutti gli invitati e con cui ci siamo intrattenuti piacevolmente parlando della nostra Sardegna, che lui desidera conoscere quanto noi vogliamo approfondire la nostra esperienza del Giappone.



I nostri eroi all'uscita del Campidoglio, in un'inquadratura "Pitone e Swarovki" (definizione di Claudia), poco prima di subire la rituale sassaiol....insomma il lancio del riso che noi italiani ben conosciamo e temiamo.



Come si può immaginare, qui siamo al post fucilazione. Il fratello di Yuichiro cerca invano di eliminare il riso infilatosi ovunque...studi dell'Università "La Sapienza" hanno rinvenuto chicchi di riso su sposi unitisi in matrimonio 35 anni prima :D
Ironia a parte, questo scatto mi è piaciuto molto: lo trovo un momento di affetto familiare e di allegria molto spontanei e universali.

Infine una foto più "rituale": il classico taglio della torta all'Hotel Majestic in via Veneto!



E' l'inizio di una nuova storia, accompagnato e cullato dalla presenza di molte storie analoghe, delle famiglie e degli amici, a cui auguro tutto il bene dei nostri "due mondi"!

Prima di congedarci, un pensiero per tutti gli altri, per casualità non presenti nelle foto: Tore & Chiaki, Marco, la testimone della sposa Haruko, con cui speriamo di poter scambiare due chiacchiere in futuro (al matrimonio non si è presentata l'occasione :-( ) e tanti altri!
Mentre scrivo, gli sposi sono già tornati dalla loro luna di miele e Claudia ha toccato il suolo di Tokyo, portando laggiù una briciola di tutti noi.

Non so quando e dove, ma ci rivedremo, e sarà sempre grandioso come questa volta. Un abbraccio a tutti voi da Andrea & Federica.

lunedì 8 giugno 2009

Auguri! - Omedeto!

Solo un brevissimo messaggio per un augurio di felicità a due amici che hanno celebrato ieri il loro matrimonio!
Due persone squisite non possono che formare una coppia adorabile :-)

Per il momento (in attesa di qualche foto), potete vedere di chi parlo, qui.

Trascorrere questa giornata con i festeggiati e tutti gli amici vecchi e nuovi stata un'esperienza emozionante e divertente insieme.
Arrivederci a presto a tutti voi, e ancora un augurio e un abbraccio forte di cuore ai neoconiugi!!

Omedeto!!

Andrea & Federica

martedì 2 giugno 2009

11 Ottobre 2007 - Kamakura - Hase Dera (海光山慈照院長谷寺) - 2

Lasciato il Jizo-do e percorsa un'altra breve rampa di scale, si giunge al cuore religioso del complesso, l'insieme di sale costituito dalla grande Kannon-do, e dalle Amida-do e Daikoku-do, oltre all'Kyozo, l'archivio di sutra del tempio.

La storia della Kannon-do è legata ad una leggenda risalente all'inizio dell'ottavo secolo.


La leggenda del monaco Tokudo Shonin e dell'albero di canfora.

Si racconta che nel 721 il monaco Tokudo Shonin scoprì un grande albero di canfora nelle foreste sui monti intorno a Nara. Il tronco era talmente grande da permette di realizzare due grandi statue della dea Kannon. La statua ricavata dalla parte inferiore del tronco fu portata al tempio Hase vicino a Nara, mentre la maggiore delle due statue, scolpita nella parte superiore del tronco fu gettata nel mare vicino all'odierna Osaka, accompagnata dalle preghiere di un suo ritorno miracoloso alla terraferma, così che potesse salvare il popolo.
Quindici anni dopo, la notte del 18 Giugno 736, essa fu ritrovata nella spiaggia di Nagai, lungo la penisola di Miura, non lontano da Kamakura. Si dice che al momento del ritrovamento essa emanasse un'aura luminosa.
La statua fu portata a Kamakura ed intorno ad essa fu costruito l'intero complesso dell'Hase, che porta lo stesso nome del tempio di Nara che contiene la statua gemella.

Kannon-do
La statua di Kannon, alta oltre 9 metri, si trova nell'omonima sala, cuore vero del tempio. Possiede undici teste oltre a quella principale, tre sulla fronte, tre sul lato sinistro, tre a destra e una sopra la testa e una sul retro, ognuna con una differente espressione dedita all'ascolto delle differenti esigenze delle persone. La statua di legno di canfora fu ricoperta di foglia d'oro nel 1342, mentre la grande aura fu aggiunta nel 1392. Sebbene Kannon sia spesso vista come una divinità femminile, si tratta di una divinità asessuata, un Avalokitesvara Bodishisattva, destinata all'illuminazione e rappresenta misericordia, compassione ed amore.



Qui sopra potete vedere i tetti della Kannon-do.

Amida-do
Accanto alla Kannon-do si trova una sala con una statua di uno Yakuyoke Amida Budda, protettore dagli spiriti maligni, commissionata nel 1194 da Minamoto Yoritomo, il primo shogun.

Sulla destra dell'Amida-da, si trova una grande campana di bronzo, che ogni 31 Dicembre batte i 108 rintocchi dello joya-no-kane, il rituale con cui si disperdono le sofferenze dell'umanità.



(la campana di bronzo - photo by James Willamor, used under CC license)

Procedendo verso sinistra rispetto all'ingresso della Kannon-do, si trovano un piccolo museo (Homotsu-kan) e la sala Daikoku-do e l'archivio dei sutra Kyozo.

Daikoku-do
Anche questa sala contiene una statua, un'immagine di Daikokuten, replica dell'originale disposta nel museo Homotsu poco distante. Daikokuten è un'altra delle sette divinità della fortuna, divinità dell'abbondanza o ancor meglio del buon raccolto.

Kyozo
La sala dell'archivio dei sutra è più piccola e decentrata rispetto alle altre. Al suo interno è presente un rinzo, il grande cilindro ligneo con centinaia di scansie destinate ad ospitare i rotoli dei sutra. Sia io che Federica abbiamo fatto fare un giro completo al rinzo: è tradizione pensare che compiere questo piccolo rito permetta di acquisire la saggezza dei sutra in esso contenuti.
Se la gente in visita non è molta e c'è sufficiente silenzio, l'esperienza è davvero affascinante!!



(Kyozo - photo by jpellgen used under CC license)

La visita al tempio Hase, però, non è solo un'esperienza di tipo culturale o religioso; è un'immersione in un'incredibile, lussureggiante natura, che durante le belle stagioni può raggiungere uno splendido verde intenso punteggiato da decine di fioriture diverse, in un'esplosione di colere e profumo che ha pochi uguali al mondo.
Un'altra scalinata porta a diversi punti di osservazione nascosti nel verde.
Qua e là, una piccola statua o una lanterna attirerà la vostra attenzione, fin quando la vostra vista non spazierà sulla baia che si intravede tra i rami degli alberi o i fitti bambù.






La baia di Kamakura.



La piccola foresta di bambù vicino al Kyozo.


Le statue di questi piccoli monaci ci raccontano che una certa inclinazione alla stilizzazione grafica da parte dei giapponesi risale a periodi lontani della sua storia e non è in alcun modo un'invenzione dei mezzi di comunicazione dei nostri tempi - anime e manga in primis - che ne costituiscono semmai la più recente rilettura.

(Statue di monaci - photo by Fede - all right reserved)

venerdì 15 maggio 2009

Il Giornale dell'intolleranza

Che "Il Giornale" abbia fornito numerosi esempi di mediocre giornalismo non è un segreto, che sia uno strumento di propaganda nascosto da quotidiano d'opinione neppure (interessante il fatto che spesso sia paragonato all'Unità, che è - o era - un organo di partito).

L'ultima perla però è da incorniciare. Un bell'articolo il 30 Aprile , e riportato online qui, dove i giapponesi vengono apostrofati come "musi gialli", come neppure nei peggiori cori da stadio (vedi recente vicenda Balotelli, vedi la quotidianità dei rapporti sempre più tesi con gli stranieri nel nostro paese).

Inutile dire che la replica dell'ambasciatore non si è fatta attendere: la trovate qui.

In molti casi si è parlato di caduta di stile; ma temo che data la testata il livello non sia calato di molto rispetto agli standard abituali, che purtroppo contribusce a rafforzare la nostra già (negativamente) consolidata immagine nel mondo.

domenica 10 maggio 2009

11 Ottobre 2007 - Kamakura - Hase Dera (海光山慈照院長谷寺) - 1

Credo che entrammo dentro il tempio di Hase con la convizione di aver visto quanto di più affascinante Kamakura ci potesse offrire. idea che si dissolse nonappena varcammo la soglia del "tempio di una visione e di un fiore", il Kaikōzan Jishōin Hase-dera, un elegante e vasto complesso aggrappato al fianco di una delle molteplici e lussureggianti colline di Kamakura.

Questo tempio, nonostante le grandi dimensioni ed i molti edifici di cui è composto è forse il più integrato con la natura che io avessi visto dal mio arrivo in Giappone, ancor più, se è possibile fare un paragone, di quelli della passeggiata del filosofo di Kyoto. La prima cosa che si può osservare una volta oltrepassata la grande lanterna rossa della porta Sanmon, è il meraviglioso laghetto che domina la parte inferiore del giardino, sulla destra del quale si trova la prima, piccola sala del complesso, il Benten-do, nome che ricorre in diversi templi giapponesi. legata al culto di Benzaiten, una delle sette divinità della fortuna, patrone della musica, delle arti e delle acque; non è un caso che i Benten-do sorgano sempre nei pressi di corsi o specchi d'acqua. Dentro la sala si trova una piccola statua della dea con otto braccia!
Accanto al Benten-do si trova la caverna Benten-kutsu, dove, all'interno di nicchie scavate nella roccia, furono scolpite le immagini di Benzaiten e di sedici bambini. La caverna è molto scura, e non è facilissimo osservare bene le sculture!

Usciti dalla caverna, si inizia a salire la scalinata che porta alle sale principali. A due terzi della salita si trova il Jizo-do, una sala in cui si trova un'altra statua, quella del Fukuju Jizo, o "Jizo felice", un Bodhisattva dai grandi poteri. La cosa più impressionante, per noi, fu lo sguardo silenzioso della sterminata distesa di statuine Jizo che circondavano la sala. Una visione onirica, opprimente e commovente al tempo stesso.

A ciascuna di queste statuine - erano migliaia! - corrispondeva un bambino mai nato o nato morto: ai loro piedi, di tanto in tanto era poggiato qualche giocattolo ed i piccoli bavagli rossi al collo di alcune di esse avevano scritta sopra una preghiera o una benedizione per il piccolo.

I Jizo appaiono non solo vicino al Jizo-do, ma in molte parti dell'Hase Dera. Qui a sinistra ne potete vedere alcuni di dimensioni medie.


Eccone alcuni altri.






















Ed ancora, nella parte alta del complesso, nei pressi del bosco di bambù. I Jizo sono un invito costante a non dimenticare i pochi momenti di chi non è stato. Tanto più breve è il tempo che i nostri cari lasciano alla memoria di noi che restiamo, tanto più il loro ricordo deve essere preservato.

martedì 5 maggio 2009

One day in Rome

Dopo averlo aver rimandato a lungo, dopo averne parlato ormai cinque mesi fa, mi sono deciso a dare il mio bravo esame SCJP 6.
Non essendoci in Sardegna alcun centro autorizzato a rilasciare la certificazione che mi interessava, mi è toccata la consueta levataccia delle 5 del mattino, il solito rituale auto-aereo-treno-metro che ogni bravo trasfertista sardo conosce bene.

Non potevo dire di non essere preparato, e devo dire che nove anni di esperienza lavorativa prima dell'esame non guastano, tuttavia non ero del tutto sicuro di poter passare questa prova, una di quelle studiate per essere subdole, ingannevoli, tricky...come dicono quelli che l'hanno creata. D'altra parte, se la certificazione Java ha ancora un valore a livello lavorativo è dovuto al fatto che prenderla è ben più che una formalità.

La sera prima di partire, stampo la cartina con il percorso da Termini al centro di certificazione e mi accorgo che si trova a due passi da S.Giovanni in Laterano.

Era il 29 Aprile, e mi sono reso conto che al momento di prenotare l'esame avevo trascurato un piccolo particolare: erano in corso le prove per il "concertone" del primo Maggio! Non c'è che dire, un vero toccasana per la concentrazione. (foto di Ucodep, usata sotto licenza CC)

Nel momento in cui sono entrato in sala esami, una bella rullata di batteria mi accoglie. Di bene in meglio!

Mi sono messa al lavoro cercando di ignorare vocette gorgheggianti, bacchette rullanti e soundcheck vari.

Dopo due ore e mezza di lavoro, arrivo alla settantunesima e penultima domanda; dopo le ultime due rimaste avrò un'ora circa per fare una revisione delle risposte che ho dato e consegnare.

Sto per chiudere la risposta alla quando il ronzio dei PC cala all'improvviso e lo schermo va al nero. E' mancata la corrente!
In tutta la mia vita, credo di non aver mai urlato in un luogo pubblico - stadi esclusi -, specie in presenza di estranei. Inutile dire che c'è sempre una prima volta per tutto. Credo di aver ruggito disperatamente un "No! Non è possibile" per due o tre volte consecutive, tanto che il titolare del centro di certificazione ha cercato subito di calmarmi dicendo che avrebbe trovato un rimedio!

L'idea di tornare a Cagliari di lì a qualche ora, riprenotare l'esame, passare giorni o settimane a ripassare qualcosa che avevo visto più volte e a fare quiz contorti, pagare un altro volo , e sopportare ancora la tensione pre-esame (dal cui esito dipendevano anche altre cose) mi pareva intollerabile. Non quando ero così vicino alla fine! Nè era pensabile che, giunto alla terza ora di esame, riniziassi daccapo per altre tre ore e mezza!

Dopo aver frugato per circa un quarto d'ora all'interno di un server e riavviato l'applicativo che gestiva gli esami, risulta che è andata persa una sola domanda. Poco male, viste le altre possibili opzioni ed i troppi "forse" presenti nelle frasi di rassicurazione del responsabile del centro.

Ancora alterato dal contrattempo, butto giù le ultime risposte, faccio una revisione piuttosto approssimativa e chiudo l'esame con circa venti minuti di anticipo: la mia concentrazione è ormai perduta.
Mando in stampa il risultato ed attendo per due dei più lunghi minuti che io abbia vissuto negli ultimi tempi: il grassetto in risalto della parola PASS mi leva finalmente la tensione dai muscoli del collo!

Esco dal centro di certificazione con il mio papiro in mano e inizio a fare il primo giro di telefonate trionfali. Ho un martello penumatico che mi vibra dentro il cranio, ma sono felice!

Non mangio dalle 6 del mattino; è naturale che appena sciolta la tensione dell'esame faccia la sua apparizione un bel buco nello stomaco. Credo di aver fatto fuori una collezione di schifezze da far invidia ad un adolescente del New Mexico, poi devo decidere cosa fare. Sulle prime vorrei dare un colpo di telefono a Kazu, che potrebbe essere a Roma, ma il tempo stringe: non ho più di un'ora prima di dovermi muovere verso l'aeroporto senza il rischio di perdere l'aereo; inutile farla muovere per un fugace incontro di pochi minuti. So che non me ne vorrà. (vero?^^)

Prendo la metro e mi fermo per un pò in via Nazionale. Da almeno dieci anni, ogni volta che passo a Roma devo dare almeno un'occhiata veloce da Mel. Sarà la fretta, ma non mi sembra più quella di una volta: i reparti informativa e storia dell'arte mi deludono un pò, ma non ho il tempo di valutare meglio, nè di fare acquisti. Devo andare verso Termini. Lì, al contrario, la trasformazione della stazione ha qualche pregio, qualche nuovo punto di ristoro, una libreria più grande e, come effetto collaterale, molti molti negozi, di quelli in franchising che si trovano ormai in ogni centro commerciale compresp tra Domodossola a Lampedusa.
Il tempo di lasciarmi tentare dal catalogo della mostra di Utagawa Hiroshige (49 € per tanta carta spessa e pochi contenuti critici, un pò troppo "furbetto" per i miei gusti) e percorro lungo corridoio sotterraneo che mi porta al binario del Leonardo Express. Per me che manco da Roma dal 2004 si tratta di una piacevole novità. Almeno, ora, Termini è vagamente più simile alle stazioni delle altre capitali europee.



Sono stato a Roma così poco, ma, questa volta non sarà una separazione lunga. Il prossimo biglietto è già acquistato, e questa volta non ci sarnno esami ad infastidirmi!

venerdì 17 aprile 2009

Kamakura - sweet intermission

Una volta usciti dal Kotoku-In ci siamo trattenuti a curiosare nella miriade di chioschetti e bancarelle che popolano la strada prefetturale 32. Dal momento che la natura da "turista acquistatore di oggettistica" risiede in tutti noi e non attende altro che sfuggire alla nostra vigilanza per sfogarsi in un'ondata di acquisti colorati e un pò inutili, noi abbiamo sguinzagliato la nostra tra i banchi di questi negozi portando via un pò di tutto: omamori, bambole Daruma (o Dharma), cartoline, una campana di bronzo (bè, forse non di bronzo, ma fa un suono spettacolare: altissimo e sostenuto) ed altre cosettine che solo l'attenta mente di mia moglie Federica può ricordare!
Ricordo anche gli assaggi che i venditori di dolcetti ci offrivano ad ogni passo. Oltre ai classici senbei, che apprezzo pur non essendone un grande fan, mi sono leccato i baffi quando ho provato dei biscotti a forma di Daibutsu (ebbene si, anche se alla fine immagino fossero una forma "turistica" di Dorayaki) ripieni di Anko, la marmellata di Azuki, i famosi "fagioli rossi".
L'italiano può avvicinarsi ad una marmellata fatta di fagioli in maniera titubante, ma posso assicurare che si tratta di una verà bontà se siete - come si dice dalle mie parti - una "bocca dolce"! Credo abbia giocato a mio favore anche il fattore sopresa, ossia il sapere cosa si è mangiato solo dopo l'assaggio ^^
L'immagine in apertura di post rappresenta alcuni negozietti in cui abbiamo fatto i nostri raid e sebbene in foto sembrino un pò grigi, dal vero sono abbastanza vivaci e colorati.

Passeggiando lungo la strada 32 in direzione del mare siamo arrivati al tempio Hase in una decina di minuti, non senza aver fatto un'altra sosta dall'alto tasso glucidico presso il chioschetto che vedete nella foto sotto, dove abbiamo potuto assaggiare una bomba calorica con pochi eguali!

Vedendo alcuni turisti tedeschi che addentavano una sorta di grossa focaccia bianca dall'aspetto invitante (grazie alla pazienza di Shiho siamo riusciti a ricostruire anche il nome, Manju), ci siamo avvicinati al chiosco e abbiamo chiesto alla signora al banco di cosa fossero ripiene. Queste furono le risposte:

1) Carne. Non essendo ora di pranzo abbiamo preferito lasciar testare la cosa ai teutonici avventori, evidentemente dotati di robusti stomaci.
2) "Blueberry". Ah, marmellata di mirtilli.

"Bene" ci siamo detti. Dopo un'overdose di marmellata di castagne, dovuta alla piacevole tendenza giapponese di omaggiare i cambi di stagione valorizzandone tutti gli aspetti, ivi compresi quelli legati alla cucina, un piccolo cambiamento non poteva che essere ben accolto!

Lascio a Federica l'onore di assaggiare la prelibatezza; lei da un bel morso al dolce e - tragedia! - il dolce strabordava di marmellata di castagne!! Ora, per usare un eufemismo, Fede non ama molto la marmellata di castagne. Al me, al contrario, piace, quindi mi sono offerto di far fuori il resto del dolce, ma devo dire che ho avuto le mie belle difficoltà: ci avranno messo dentro almeno un intero vasetto di marmellata!
Nella foto, il chioschetto incriminato. Se la gentile signora vi dice una qualsiasi parola inglese che finisce con "berry"...chiedete una seconda volta!!


Mentre Fede si rifaceva la bocca sgranocchiando senbei, io credo di aver percorso la strada che ci separava dal tempio Hase con una camminata che mi ricorda Joe Cocker! Per fortuna avrei avuto
modo di smaltire gli zuccheri in eccesso con una lunga, lunga passeggiata. La giornata era appena cominciata!